17 gennaio 2012

Cuba... quello che abbiamo capito, parte seconda: libertà.

Mi pare strano pensare che una rivoluzione non porti la libertà. La lotta all'oppressione, la vittoria verso l'ingiustizia, la guerriglia per migliorare le pessime condizioni di vita di un popolo... non hanno portato alla libertà. In un regime non ci può essere libertà. E, dice Fede, il Comunismo, non può essere una democrazia.... peccato dico io (di nuovo peccato!).

A Cuba il controllo non si scopre a prima vista; un po' di polizia in giro si vede, ma non più che a Barcellona. I cubani ci dicono che sono 3.000.000 di abitanti di cui 1.000.000 di poliziotti (molti in borghese)... non sappiamo se sia vero. Il secondo giorno un cubani ci si avvicina in parque central, io contemporaneamente cambio posizione della borsa e lui, credendo di essere la causa del mio gesto mi dice "Tranquila..." e indica l'angolo di un palazzo: telecamere, non solo una, varie telecamere agli angoli dei palazzi... nessuno disturba o deruba i turisti lì, sotto l'occhio vigile del regime. Inquietante. Poi, racconti vari, raccolti per strada e spesso durante i passaggi in macchina; lì la telecamera non c'è! Nelle città ogni "quadra" (la manzana Barcellonese) è controllata da una persona fedele al regime che deve assicurarsi che tutto fili liscio, che non ci siano movimenti sospetti, discorsi sospetti, riunioni di persone non autorizzate...
Ci dicono che i Cubani vivono in una prigione circondata da acqua, non possono uscire dal paese se non hanno un motivo più che valido. Per turismo nessuno si muove e non perchè sono troppo poveri per viaggiare, ma perchè è necessario chiedere un visto di uscita che regolarmente viene negato. L'unica chance è avere un familiare fuori da Cuba, a quel punto la famiglia è libera. Anche questo spiega perchè tante bellissime cubane siano "innamorate" di tanti turisti brutti e vecchi... non solo per i soldi ma per la libertà della famiglia intera. Qualcuno non sopporta questa condizione e tenta la fuga verso la Florida a bordo di zattere improvvisate fatte di copertoni di camion... questi cubani diventano cibo per gli squali (testuali parole di L). Il viaggio è negato anche se solo virtuale: internet è carissimo (6CUC all'ora, circa metà stipendio mensile) e immaginate quanto possa costare una licenza privata per accedere a internet o avere una casella di posta elettronica!? Non finsice qui: nei posti pubblici (tipo università o istituzioni varie) internet si trova però molti siti sono oscurati dal regime, e chi tenta di entrarci viene radiato e gli viene negata la possibilità di entrare in rete in futuro.
Naturalmente la questione si complica per chi manifesta apertamente il suo dissenso al regime: queste persone "hanno la luce rossa", sono sorvegliati speciali, controllati a vista in attesa che facciano un passo falso per poterli incriminare. Yoani Sanchez, di cui potete leggere qui è una di quelle.

2 commenti:

POxxy ha detto...

ma li c'e' la benza?

birimpi ha detto...

Sì, di tanti tipi diversi... quella per turisti è la especial e costa tanto; le altre non possono essere vendute ai turisti ma non abbiamo ben capito se potevano essere dannose per le macchine (quelle a noleggio e quindi tutte quelle dei turisti sono le uniche macchine nuove che girano a Cuba) o semplicemente era per salvaguardiare i locali e guadagnare un po' di più dal turismo. Boh!