11 gennaio 2012

Cuba... quello che abbiamo capito, parte prima: economia

Il ricordo è freschissimo e lo dimostra il fatto che soffro ancora il jet lag ed a quest'ora sono sveglia come un pesce! Cuba... ottimo clima, gente sorridente e musica per strada, macchine d'epoca che rendono l'aria a tratti irrespirabile, cibo monotono, inefficienza e code, mare stupendo, rispetto reciproco, allegria, balli, domino, rivoluzione.
Le strade dopo il tramonto sono buie e l'impatto, arrivando in taxi dalle zone periferiche è abbastanza forte: paesaggi mai visti, tantissime persone in strada, buche e traffico sregolato, tremendi intrighi di cavi della luce fra le case decadenti; palme, baracche e cartelloni di propaganda.

Cuba è un paese povero, partiamo da questo semplice e indispensabile presupposto. La gente guadagna l'equivalente di 20 dollari al mese se fa un lavoro per cui è necessaria la laurea (medico ad es.) e intorno ai 12 se fa un lavoro meno qualificato. La tessera del razionamento garantisce ad ogni cittadino 2 Kg di riso al mese e qualche altro bene di prima necessità, il resto (tipo carne, verdure e prodotti agricoli) si compra al mercado agropecuario, prezzi abbordabili ma non per tutti. La qualità e la varietà (se così si può chiamare) si trovano in negozi ben identificabili, in cui i prezzi sono giustissimi per un turista ma assolutamente inarrivabili per la maggior parte dei Cubani. Qui si trovano saponi, bibite, elettrodomestici, biciclette, lampadine... un po' di tutto. Noi ci abbiamo comprato un paio di occhiali da sole, circa 5 euro, e la scelta era tra ben tre modelli disponibili.
I lavori sono totalemnte statali e appena finiti gli studi il sistema assegna ad ogni cittadino un lavoro, secondo la carriera scolastica seguita, che dovrà essere svolto per due anni. Allo scadere dei due anni ognuno è libero di cercarsi un altro lavoro consultando un ufficio in cui si indicano le posizioni aperte nelle varie zone dell'isola. Il lavoro c'è per tutti, e infatti si assiste spesso a scene incredibili tipo 6 persone di servizio in un bar-ristorante sul mare fuori stagione che si guardano allegramente la tv e che, al nostro arrivo, con molta calma, si rimettono ai loro posti di lavoro: una cameriera ci serve, il pizzaiolo inizia a fare la pizza, l'altra cameriera si guarda intorno, ed i tre addetti cucina si mettono rispettivamente a inuovare, impanare e mettere in padella lo straccetto di pollo (uno ad uno e passandoseli attentamente di mano in mano). Il sistema fa lavorare tutti, dando stipendi troppo bassi ma, forse, lasciando ad ognuno la dignità del lavoro? Il risultato è di totale inefficienza, spesso risultati scarsi (come ad esempio nella maggior parte dei ristoranti) e modo di fare stile dipendente statale.
Da poco è nata qualche possibilità di lavoro "privato" (che non si possono chiamare così ma "particular") e quindi abbiamo: casa particular (tipo B&B), paladar (ristorante non pubblico, max 12 posti tavola), taxi particular e forse poco altro che non abbiamo scoperto. Chi ha un lavoro particular si prende il rischio dell'investimento e la tassa governativa per esercitare; ad esempio una casa particular in cui si spendono 25 CUC a notte, deve allo Stato 100 CUC al mese; il Paladar ha tasse più severe e spesso non ce la fa.
Insomma ad oggi chi ha un lavoro particular ce la può fare (inizia il vero cambio di vita), chi lavora per lo stato trova il modo di arrangiarsi con qualche furtarello "consentito", qualche scambio di merce, qualche vendita sotto banco... chi sta peggio sono maestri ed agricoltori; i primi non hanno accesso a nessuna merce di scambio, i secondi hanno i pochi prodotti della terra che producono che non assicurano certo una dieta sufficiente ed equilibrata. Che peccato toccare con mano che da buoni ideali nasce un'economia malfunzionante.

1 commenti:

Luca ha detto...

Bello bello!!!!
voglio sapere altro!!!!
Seconda puntata presto vero?????